È una domanda comprensibile, ma spesso fuorviante. Pretende infatti di dividere l’umanità in due blocchi netti: da un lato i “matti”, incapaci di capire ciò che fanno; dall’altro i “cattivi”, pienamente consapevoli e moralmente responsabili. La pratica clinica, la criminologia e la giurisprudenza raccontano una realtà assai più complessa. Non tutti i pazienti psichiatrici sono violenti. Non tutti i delinquenti sono malati. E non ogni atto di violenza può essere tradotto in diagnosi.