Ci mancherai Vito

Apprendiamo con profondo dolore e sgomento che ci ha lasciato Vito Ferrante, un amico, un esempio di tenacia e di coraggio che ha sempre condiviso le battaglie di noi genitori per la difesa dei diritti dei nostri figli. Dopo la recentissima scomparsa di sua figlia Vittoria è doloroso pensare che abbia ritenuto concluso il suo compito e, ancora una volta, ha deciso di esserle affianco per questa nuova strada. Ci mancherai tanto Vito. Alla sua famiglia e all’Afesopsit un forte abbraccio e tutta la nostra vicinanza in questo doloroso momento.

Alla salute mentale ancora poche risorse siamo ultimi nel G7. di Fabrizio Starace

Il Rapporto Salute Mentale non è stato ancora pubblicato ma i dati economici disponibili segnalano che pur in presenza di un incremento nominale del 5,2% (inferiore peraltro al tasso di inflazione del 5,7%), l’incidenza della salute mentale sulla spesa sanitaria è pari al 2,69%, valore tra i più bassi nei Paesi Occidentali avanzati.

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RIFORME DISABILITÀ NON AUTOSUFFICIENZA: Governo estende la disastrosa sperimentazione, che sta escludendo migliaia di persone fragili

Il 19 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio. Con l’art. 7 “Misure di semplificazione per l’attuazione della riforma in materia di disabilità vengono introdotte modifiche e integrazioni al decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024.

Riportiamo di seguito gli interventi di maggior interesse, commentati dall’Istituto con la pubblicazione dei messaggi n. 635 637 del 23 febbraio 2026.

Comma 1 – Estensione attività di sperimentazione*

Il comma 1 estende, a decorrere dal 1 marzo 2026, le attività di sperimentazione della riforma in materia di disabilità in ulteriori 40 province: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Massa Carrara, Messina, Milano, Mantova, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vibo Valentia.

Comma 3 a) – Modifica funzionalità commissioni INPS per la Valutazione di Base.

La composizione inizialmente prevista dalla norma era di due medici nominati dall’INPS, di un componente professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni di categoria (ANMIC, UICI, ENS e ANFFAS) individuato in relazione alle specifiche condizioni di disabilità oggetto della valutazione e di una sola figura professionale appartenente alle aree psicologiche e sociali.

Originariamente le commissioni dovevano essere presiedute da un medico dell’INPS specializzato in medicina legale o nel caso non fosse disponibile un medico di medicina legale, l’INPS avrebbe dovuto nominare, come presidente, un medico con altra specializzazione che avesse svolto attività per almeno tre anni in organi di accertamento dell’INPS in materia assistenziale o previdenziale.

Con il decreto in oggetto il medico dell’INPS che presiede la Commissione può essere specializzato in medicina legale o in medicina del lavoro o in altre specializzazioni equipollenti o affini e nel caso in cui non sia disponibile un medico con le precedenti specializzazioni può essere nominato come presidente un medico che abbia svolto attività per almeno un anno (anziché 3) in organi di accertamento in materia assistenziale o previdenziale (non più solo dell’INPS).

Nel caso di valutazione di minori era inoltre prevista la presenza di almeno uno dei medici nominati dall’INPS che fosse in possesso di specializzazione in pediatria, in neuropsichiatria infantile o equipollenti o affini o di specializzazione nella patologia che connota la condizione di salute della persona; ora tale figura può essere assente fisicamente, ma partecipare alle unità di valutazione di base anche a distanza mediante video-collegamento.

Comma 3 b) – Avvio procedimento progetto di vita individuale

Il comma 3 b) abroga i commi 2 e 3 dell’articolo n. 15 del decreto legislativo n. 62/2024 pertanto, al termine della visita, la persona sottoposta ad accertamento non ha più la possibilità di richiedere che la commissione INPS trasmetta agli Ambiti Territoriali il certificato che attesta la condizione di disabilità e quindi dia avvio al procedimento per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

L’Istituto a tal proposito, con il messaggio n. 635, comunica che detta istanza potrà essere presentata dall’interessato, per il tramite di un apposito servizio telematico che sarà messo a disposizione dall’INPS, solo successivamente al ricevimento della certificazione attestante la condizione di disabilità. Con successivi messaggi l’Istituto fornirà ulteriori indicazioni operative.

Comma 3 c) – Convenzioni tra INPS, Regioni e Province autonome

Il comma 3 c) prevede la possibilità per l’INPS di stipulare apposite convenzioni con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la condivisione di banche dati e informazioni con le autonomie locali che forniscono prestazioni assistenziali o sanitarie allo scopo di agevolare l’erogazione delle prestazioni di rispettiva competenza alle persone con disabilità.

Considerazioni

Non possiamo che esprimere una forte e rinnovata preoccupazione in merito alla prossima estensione della sperimentazione della Riforma. Nei mesi scorsi abbiamo più volte evidenziato le numerose criticità (vedi qui) emerse nei territori coinvolti, difficoltà che hanno inciso in modo particolare sulle persone più fragili, arrivando in diversi casi a compromettere l’effettiva esigibilità dei diritti. (ndr: un calo preoccupante del numero di domande presentate all’INPS)

La valutazione di base ha accentuato problemi che in alcune province già erano evidenti, e ne ha creati anche di nuovi: dal problema legato all’incremento dei costi del certificato medico introduttivo alla difficoltà di trovare un medico disposto a compilarlo; alle commissioni INPS, con la difficoltà di reperire medici di medicina legale, nonché con il problema di trovare sedi adeguate.

La CGIL ha denunciato tempestivamente tali criticità, attivandosi a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

I territori hanno segnalato con puntualità la gravità della situazione. Emblematico è il caso della provincia di Brescia, entrata in sperimentazione il 1° gennaio 2025, che ancora oggi affronta rilevanti difficoltà, senza che si intravedano soluzioni strutturali. Il 2 dicembre, unitariamente, la CGIL Lombardia e la Camera del Lavoro di Brescia hanno promosso un presidio sotto la sede della Regione. Le Organizzazioni sindacali sono state ascoltate e, alla luce delle criticità evidenziate, la Regione ha formalmente richiesto alla Ministra Locatelli di non estendere la sperimentazione alle altre province lombarde prima di aver risolto i problemi riscontrati a Brescia. Anche tale richiesta, tuttavia, è rimasta inascoltata.

Il Governo oltre ad estendere la sperimentazione ad altre 40 province, intende risolvere il problema dello scarso numero di medici legali, sostituendoli con medici non specializzati nella materia, o con esperienze non adeguate. Una scelta che rischia di incidere negativamente sulla qualità delle valutazioni e degli accertamenti, con conseguenze dirette sulle persone più vulnerabili.

Inoltre, come già segnalato, è stata eliminata la possibilità per chi è sottoposto alla valutazione di base di richiedere direttamente all’INPS la trasmissione del certificato e la richiesta di attivazione del progetto di vita presso gli Ambiti territoriali, rinviando tale richiesta a un momento successivo. Tale modifica appare orientata a ridurre il numero delle richieste di progetto di vita, con un effetto potenzialmente disincentivante per le persone interessate. A ciò si aggiungono le ben note difficoltà dei territori nell’attuazione concreta dei progetti di vita previsti dal D.Lgs. 62/24.

Moltissimi territori non hanno ancora chiaro la portata dell’innovazione necessaria e al cambio di passo che li attende. Troppi sono i problemi che impediscono la realizzazione dei progetti di vita previsti dalla riforma, primo fra tutti la mancanza di risorse adeguate. I fondi nazionali per sostenere il cambio di prospettiva sono esigui, e si delega l’onere maggiore alle amministrazioni locali, che come ben sappiamo, sono già in sofferenza. È utile ricordare che l’integrazione sociosanitaria è spesso il punto di maggior fragilità del sistema.

Infine, riguardo al comma 3 c), non comprendiamo l’esclusione della Valle D’Aosta nella sottoscrizione delle convenzioni per le banche dati, strumenti questi utili a semplificare e a rendere più efficaci le prestazioni rivolte alle persone con disabilità.

Non va dimenticato, infine, che il decreto milleproroghe prevede di rinviare al 2027 la sperimentazione, prevista dal D.Lgs n. 29/2024, del nuovo sistema di valutazione multidimensionale riferita alle persone over70 per la definizione del Piano di Assistenza Individuale (presa in carico presso i Punti Unci di Accesso delle Case della Comunità).

Concludendo, il decreto in oggetto ha portato avanti il percorso tracciato dal D.Lgs n. 62/24, senza trovare quei necessari correttivi che la fase di sperimentazione avrebbe dovuto consentire di individuare, e senza recepire le richieste e le proposte avanzate dagli attori coinvolti.

Queste decisioni assunte unilateralmente non potranno che creare ulteriori difficoltà per le persone con disabilità e le loro famiglie, allontanandoci ancora dall’obiettivo dell’effettiva esigibilità dei diritti e penalizzando soprattutto chi si trova in condizioni di maggiore fragilità.

fonte: https://www.cgil.it/ci-occupiamo-di/disabilita-e-inclusione-lavorativa/riforma-della-disabilita-analisi-e-considerazioni-cgil-inca-e-spi-q0k2gf36

Caregiver, cura e assistenza sempre a carico delle donne. di Daniela Barbaresi

Il disegno di legge delega sui caregiver familiari, recentemente licenziato dal governo, ha lasciato in gran parte deluse milioni di persone, soprattutto donne, che ogni giorno assistono e curano i propri familiari con disabilità o anziani non autosufficienti.

Nel ddl, oltre al riconoscimento formale della figura dei/delle caregiver c’è ben poco: risorse inadeguate di cui beneficeranno platee estremamente esigue, tutele largamente insufficienti e non s’interviene sulla carenza cronica di servizi.
Tutto questo in un contesto d’inaccettabile arretramento del welfare pubblico che fa sentire lo Stato sempre più lontano alle persone e dai loro bisogni. Quello Stato che, anziché rafforzare il welfare pubblico, scarica definitivamente sulle famiglie, e soprattutto sulle donne, il peso della cura e dell’assistenza.

Da tempo le/i caregiver chiedono tutele vere e servizi territoriali adeguati in un’ottica e pratica d’integrazione tra sanità e sociale. Chiedono servizi di sollievo, sostegno anche psicologico, assistenza adeguata, misure che consentano di conciliare il lavoro per non essere costrette/i a lasciarlo, diritti e coperture previdenziali per poter contare su una pensione dignitosa.

In sostanza, chiedono un sistema strutturato e universalistico di diritti, tutele, servizi di prossimità, assistenza, supporto, sollievo, protezione sociale e previdenziale. Un sistema capace di mettere al centro la dignità delle persone e di chi se ne prende cura.

Ma nel ddl Locatelli la cura e l’assistenza non sono una responsabilità collettiva ma continuano a restare un fatto privato, relegato dentro le mura domestiche dove le famiglie (le donne) continuano a essere lasciate sole.

Assolutamente deludente, e per pochianche il contributo economico di massimo 400 euro al mese per caregiver conviventi e con carichi assistenziali totalizzanti di almeno 91 ore settimanali, con un media di 13 ore al giorno (che poi nella vita reale sono spesso 24 su 24) e in condizioni economiche estreme.

Un sussidio inadeguato, per il quale sono previsti criteri estremamente selettivi ed escludenti (dettati dalle poche risorse rese disponibili) e destinato a pochissimi caregiver, al massimo 50 mila persone a fronte di sette milioni di caregiver familiari.

Una situazione analoga a quanto accaduto con la prestazione universale per gli anziani non autosufficienti, annunciata dalla presidente del Consiglio in tv in prima serata, che però di universale non aveva niente visto che ne hanno beneficiato solo 2 mila anziani su quasi quattro milioni di non autosufficienti: lo 0,05 per cento.

Non solo risorse irrisorie e per platee ristrettissime, ma dietro quella scelta c’è ancora una volta la logica cara alla destra della monetizzazione del bisogno, che certifica l’incapacità di rispondere alla carenza cronica di servizi territoriali e l’arretramento del welfare pubblico.

Nella scelta di assistere i propri familiari c’è tanto amore, ma ci sono anche tanta fatica e dolore quotidiano di cui una società inclusiva dovrebbe contribuire a farsi carico, mettendo al centro le persone, a partire da quelle più fragili, la loro dignità, i loro diritti. Essere caregiver deve poter essere una scelta e non una necessità dettata dalla mancanza di alternative. Una scelta che lo Stato dovrebbe accompagnare, sostenere, tutelare, non abbandonare alle tante solitudini.

fonte: https://www.collettiva.it/copertine/welfare/caregiver-cura-assistenza-donne-uqdrrhjy

L’arte ricorda Basaglia, inaugurato il murales alla Comunità di Salone

Nel centoduesimo anniversario della nascita di Franco Basaglia, la ASL Roma 2 ha inaugurato questa mattina un nuovo murales alla Comunità Basaglia di Salone, trasformando le pareti della struttura in uno spazio di racconto collettivo e condivisione. L’iniziativa, pensata come momento di memoria e partecipazione, ribadisce l’orizzonte dell’umanizzazione della cura in ambito di salute mentale e rafforza il legame con il territorio di Roma e del Municipio Roma VI delle Torri.

 

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La cura come rischio necessario. Voci da un Servizio di Salute Mentale che r-esiste

Presentato a Roma il volume “La cura come rischio necessario. Voci da un Servizio di Salute Mentale che r-esiste”

ROMA – “Una sala piena, attenta, attraversata da un’energia giovane e partecipe. È da qui che bisogna partire per raccontare la presentazione romana de ‘La cura come rischio necessario. Voci da un Servizio di Salute Mentale che r-esiste’, volume curato da Giuseppina Gabriele ed Emanuele Caroppo, pubblicato da Scione Editore.

Nella Sala Cinema ‘Cerone’ del Polo culturale del VI Municipio Roma delle Torri, il tema della salute mentale “ha dimostrato di non essere solo un’urgenza sanitaria, ma una questione generazionale, sociale e profondamente politica. La forte presenza di giovani in platea dice molto più di qualsiasi statistica: il disagio psicologico attraversa le nuove generazioni e chiede risposte pubbliche, accessibili, non stigmatizzanti. Ed è proprio su questo terreno che si è sviluppato il confronto, animato da istituzioni, clinici, amministratori e dagli autori del libro”.

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Con profonda tristezza annunciamo la scomparsa di Ileana Argentin

Con profonda tristezza annunciamo la scomparsa di Ileana Argentin (1963-2026), instancabile difensora dei diritti delle persone con disabilità e con fragilità, che si è spenta a Roma all’età di 62 anni dopo una vita dedicata all’impegno civile e sociale.

Avvocata e politica, Ileana ha incarnato con coraggio e coerenza la battaglia per l’inclusione, l’accessibilità e la dignità umana. In qualità di consigliera comunale a Roma e deputata alla Camera per due legislature, si è spesa per dare voce a chi troppo spesso viene escluso, promuovendo politiche per la salute mentale e per la piena partecipazione nella società.

La sua esperienza personale di vita, vissuta con forza nonostante l’amiotrofia spinale, l’ha portata a comprendere profondamente le sfide quotidiane legate alla salute mentale e alla disabilità, trasformando difficoltà in opportunità di cambiamento per gli altri.

L’ ARESAM esprime vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutte le comunità che Ileana ha ispirato con il suo esempio. Il suo impegno continuerà a guidarci nella lotta per una società più giusta, inclusiva e solidale.