Amministrazione di sostegno. Serve una normativa regionale

di Ilaria Dioguardi da Reti Solidali del 27/06/2022

Dall’11 novembre 2019 si è costituita, con il supporto del CSV Lazio, la Rete ARAS, Rete di solidarietà sociale tra alcune associazioni di volontariato riguardo l’amministrazione di sostegno. Da un gruppo iniziale di 21 associazioni coinvolte, oggi si contano 31 adesioni. È stato fatto il punto al convegno organizzato presso la Sala Tirreno della Regione Lazio, dal titolo: L’istituto dell’amministrazione di sostegno nel Lazio: dalle criticità attuali ad una nuova progettualità.

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Salute mentale, pazienti ancora isolati: “In alcune strutture si entra due volte al mese”

di Chiara Ludovisi da www.redattoresociale.it del 29 aprile 2022

Quando torneremo ad avere gli stessi diritti degli altri cittadini?

ROMA – “Possiamo vedere mia zia due volte al mese, solo per mezz’ora, rigorosamente se muniti di Green Pass. Sono regole rigidissime, come se fossimo ancora all’inizio dell’emergenza sanitaria”: la denuncia arriva a Redattore Sociale tramite la telefonata di un familiare. Uno dei familiari che non si rassegna a regole oggi incomprensibili e obsolete e tanto meno si arrende al fatto di poter far visita a sua zia così raramente. Ma se nel caso delle Rsa e degli anziani, si sono costituiti comitati e associazioni che reclamano questo diritto, nel caso della salute mentale la rassegnazione è più diffusa: “La verità è che molte delle persone ricoverate nelle strutture psichiatriche sono abbandonate a se stesse, anche dalle famiglie: la struttura è una soluzione che si tengono stretta, perché avere in casa queste persone è difficile, spesso impossibile. Quindi quasi nessuno protesta”. In questo modo, nel silenzio generale e lontano dai riflettori, queste strutture restano chiuse, per non dire blindate, con i familiari lasciati fuori dalla porta o dalla finestra, o ammessi a entrare solo periodicamente e per pochissimo tempo.

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A proposito di INPS

di Marinella Cornacchia Presidente A.RE.SA.M. ODV

Il 14 Ottobre 2021 l’INPS (messaggio 3495) ha stabilito che, per avere diritto all’assegno per invalidi civili parziali (tra il 74 e il 99%), e cioè 287,09 €/mese, non si debba prestare alcuna attività lavorativa, neanche minima e/o precaria, che produca reddito, a prescindere dalla misura del reddito stesso.
Un colpo mortale che andava a cancellare decenni di lotte portate avanti dalle famiglie per avere il rispetto del diritto non solo alla cura ma ad una riabilitazione sociale anche grazie al lavoro.
Varie voci si sono levate per segnalare l’inappropriatezza della decisione oltretutto in un momento che vede la parola “Ripartenza” usata per significare la voglia di riprendere e riprendersi il valore e la qualità della vita per tutti i cittadini.
Dalla stampa si apprende che il Ministro Orlando (tra l’altro presente alla Conferenza Nazionale sulla Salute Mentale del 30 giugno, dove il tema del lavoro è stato trattato ampiamente, riconoscendone l’alta valenza nel progetto terapeutico riabilitativo, fuori dagli schemi dell’assistenzialismo) presenterà un emendamento che “prevede che l’assegno di invalidità ai disabili dovrà essere riconosciuto a prescindere dallo svolgimento di un’attività lavorativa, dove quest’ultima non determini il superamento del limite di reddito considerato come condizione per l’accesso alla prestazione dall’attuale normativa (4.931 €).” Quindi si ripristina la situazione precedente.

L’Inps se la prende con i più deboli

di Massimo Cozza da www.quotidianosanita.it – Lettere al direttore del 25 ottobre 2021

Gentile Direttore,       
le persone con grave disagio mentale con una invalidità tra il 74% e il 99%, di età compresa tra i 18 e i 67 anni, insieme a tutte le altre con diverse disabilità, dal 14 ottobre 2021 per continuare ad avere diritto all’assegno economico, non possono più svolgere nessuna attività lavorativa retribuita, con un grave vulnus per i percorsi di inclusione sociale.
È quanto risulta dalla lettura del recente Messaggio n. 3495 dell’INPS del 14/10/2021 nel quale sulla base di diverse pronunce della Corte di Cassazione si afferma che lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude il diritto al beneficio all’assegno per invalidi civili parziali (287,09 euro al mese per 13 mensilità), prima consentito con l’iscrizione alle liste del collocamento mirato.

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Pandemia, Salute Mentale e Sistema Sanitario Nazionale

di Girolamo Digilio pubblicato da www.exposalutementale.it il 5/10/21

La pandemia Covid 19, ha posto al centro dell’attenzione, forse per la prima volta in maniera così coinvolgente, l’importanza della salute mentale e dei servizi per la sua tutela nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il cambiamento radicale degli stili di vita, lo sconvolgimento delle relazioni sociali, il distanziamento fisico, hanno generato disorientamento e disagi, fino a veri e propri disturbi della sfera psico-affettiva, anche in molte persone “normali”. Tanto più ciò è avvenuto nelle persone definite “più fragili”: non solo coloro che hanno già un disturbo psichico, sempre fra i primi ad essere emarginati e scartati, ma anche i poveri, i bambini e gli anziani, i giovani in via di formazione nella scuola o all’inizio della loro attività lavorativa e intere famiglie poste davanti a problemi nuovi e complessi.

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Le priorità per la psichiatria al G20 Health track side event sulla salute mentale

di Fabrizio Starace da Sanità 24 – Il Sole 24 ore –  del 3 settembre 2021

Permettetemi innanzitutto di esprimere la mia più profonda gratitudine alla Presidenza Italiana del G20 e al Ministro Speranza per il privilegio di intervenire a questo incontro, e il mio più sentito ringraziamento ai rappresentanti dei Paesi del G20 e delle Organizzazioni Internazionali, il cui coinvolgimento e impegno hanno reso possibile questo Evento. L’evento G20 sulla salute mentale che si svolge oggi è una grande opportunità per riaffermare la forza di reazione e resilienza delle nostre comunità, di fronte alla sfida della pandemia. L’analisi critica del recente passato ci offre un’opportunità cruciale, forse irripetibile, per rafforzare i sistemi di salute mentale nei nostri Paesi. La pandemia ha colpito le nostre vite e la nostra salute, sia fisica che mentale, ma allo stesso tempo ha determinato profondi cambiamenti di atteggiamento nei confronti dei beni comuni, come sono la salute e la salute mentale. Oggi la salute mentale è divenuta una priorità, e questo incontro lo conferma.

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