Manifestazione 24 giugno – Roma

“SALUTE: diritto fondamentale delle persone e della comunità”

L’adesione del Coordinamento Salute Mentale alla manifestazione del 24 giugno:

La manifestazione del prossimo 24 giugno a Roma, “SALUTE: diritto fondamentale delle persone e della comunità, promossa da una vasta coalizione di associazioni (“Insieme per la Costituzione”), è per noi un’occasione straordinaria per condividere le lotte che non da oggi portiamo avanti perché vengano attuate e non stravolte la “legge 180” e la legge 833 di Riforma Sanitaria. 

Leggi l’intero comunicato del Coordinamento nazionale per la Salute Mentale da www.conferenzasalutementale.it

L. 104 – Novità su permessi e congedo straordinario

da www. associazioneincerchio.com del 24 aprile 2023     

Con la circolare n 39 del 4 aprile 2023 l’Inps chiarisce le importanti novità sui benefici previsti dalla legge 104 per i dipendenti del settore privato. Introdotte l’anno scorso dal Decreto Conciliazione (decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105), le novità rappresentano un passo avanti verso un maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa di coloro che prestano assistenza; inoltre, rimuovono, in questo ambito, le differenze di trattamento tra le diverse tipologie di famiglia. Viene riconosciuta a più persone la possibilità di usufruire dei giorni di permesso per l’assistenza allo stesso familiare disabile e il convivente di fatto viene equiparato al coniuge e alla parte dell’unione civile per quanto riguarda la possibilità di godere dei permessi e del congedo straordinario.

Leggi l’intero articolo da www.associazioneincerchio.com 

 

Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale: lettera appello alle istituzioni

Illustrissimi,

abbiamo deciso di scriverVi questa sofferta Lettera Appello perché riteniamo sia diventato un nostro dovere etico a fronte dell’aumento del disagio mentale nel nostro Paese, in particolare degli adolescenti, senza più possibilità di adeguate risposte da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM).

Le condizioni drammatiche nelle quali stiamo sempre più scivolando consentono ai DSM di erogare ormai con estrema difficoltà le prestazioni che, invece, dovrebbero essere garantite dai Livelli Essenziali di Assistenza.

Una situazione che si è aggravata con la pandemia e con le problematiche sociali ed economiche.

Scarica e leggi l’intero documento

 

Amministrazione di sostegno. Serve una normativa regionale

di Ilaria Dioguardi da Reti Solidali del 27/06/2022

Dall’11 novembre 2019 si è costituita, con il supporto del CSV Lazio, la Rete ARAS, Rete di solidarietà sociale tra alcune associazioni di volontariato riguardo l’amministrazione di sostegno. Da un gruppo iniziale di 21 associazioni coinvolte, oggi si contano 31 adesioni. È stato fatto il punto al convegno organizzato presso la Sala Tirreno della Regione Lazio, dal titolo: L’istituto dell’amministrazione di sostegno nel Lazio: dalle criticità attuali ad una nuova progettualità.

Leggi l’intero artico da Reti Solidali

 

Salute mentale, pazienti ancora isolati: “In alcune strutture si entra due volte al mese”

di Chiara Ludovisi da www.redattoresociale.it del 29 aprile 2022

Quando torneremo ad avere gli stessi diritti degli altri cittadini?

ROMA – “Possiamo vedere mia zia due volte al mese, solo per mezz’ora, rigorosamente se muniti di Green Pass. Sono regole rigidissime, come se fossimo ancora all’inizio dell’emergenza sanitaria”: la denuncia arriva a Redattore Sociale tramite la telefonata di un familiare. Uno dei familiari che non si rassegna a regole oggi incomprensibili e obsolete e tanto meno si arrende al fatto di poter far visita a sua zia così raramente. Ma se nel caso delle Rsa e degli anziani, si sono costituiti comitati e associazioni che reclamano questo diritto, nel caso della salute mentale la rassegnazione è più diffusa: “La verità è che molte delle persone ricoverate nelle strutture psichiatriche sono abbandonate a se stesse, anche dalle famiglie: la struttura è una soluzione che si tengono stretta, perché avere in casa queste persone è difficile, spesso impossibile. Quindi quasi nessuno protesta”. In questo modo, nel silenzio generale e lontano dai riflettori, queste strutture restano chiuse, per non dire blindate, con i familiari lasciati fuori dalla porta o dalla finestra, o ammessi a entrare solo periodicamente e per pochissimo tempo.

Leggi l’intero articolo su www.redattoresociale.it

A proposito di INPS

di Marinella Cornacchia Presidente A.RE.SA.M. ODV

Il 14 Ottobre 2021 l’INPS (messaggio 3495) ha stabilito che, per avere diritto all’assegno per invalidi civili parziali (tra il 74 e il 99%), e cioè 287,09 €/mese, non si debba prestare alcuna attività lavorativa, neanche minima e/o precaria, che produca reddito, a prescindere dalla misura del reddito stesso.
Un colpo mortale che andava a cancellare decenni di lotte portate avanti dalle famiglie per avere il rispetto del diritto non solo alla cura ma ad una riabilitazione sociale anche grazie al lavoro.
Varie voci si sono levate per segnalare l’inappropriatezza della decisione oltretutto in un momento che vede la parola “Ripartenza” usata per significare la voglia di riprendere e riprendersi il valore e la qualità della vita per tutti i cittadini.
Dalla stampa si apprende che il Ministro Orlando (tra l’altro presente alla Conferenza Nazionale sulla Salute Mentale del 30 giugno, dove il tema del lavoro è stato trattato ampiamente, riconoscendone l’alta valenza nel progetto terapeutico riabilitativo, fuori dagli schemi dell’assistenzialismo) presenterà un emendamento che “prevede che l’assegno di invalidità ai disabili dovrà essere riconosciuto a prescindere dallo svolgimento di un’attività lavorativa, dove quest’ultima non determini il superamento del limite di reddito considerato come condizione per l’accesso alla prestazione dall’attuale normativa (4.931 €).” Quindi si ripristina la situazione precedente.

L’Inps se la prende con i più deboli

di Massimo Cozza da www.quotidianosanita.it – Lettere al direttore del 25 ottobre 2021

Gentile Direttore,       
le persone con grave disagio mentale con una invalidità tra il 74% e il 99%, di età compresa tra i 18 e i 67 anni, insieme a tutte le altre con diverse disabilità, dal 14 ottobre 2021 per continuare ad avere diritto all’assegno economico, non possono più svolgere nessuna attività lavorativa retribuita, con un grave vulnus per i percorsi di inclusione sociale.
È quanto risulta dalla lettura del recente Messaggio n. 3495 dell’INPS del 14/10/2021 nel quale sulla base di diverse pronunce della Corte di Cassazione si afferma che lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude il diritto al beneficio all’assegno per invalidi civili parziali (287,09 euro al mese per 13 mensilità), prima consentito con l’iscrizione alle liste del collocamento mirato.

Leggi l’intero articolo da www.quotidianosanita.it